mercoledì 9 febbraio 2011

La terapia chelante inefficace nelle intossicazioni croniche da metalli pesanti

Mio articolo pubblicato sul sito disabiliabili.net

I metalli pesanti causano malattie serie. I metalli tossici svolgono un ruolo determinante nell'insorgenza delle malattie neurodegenerative (ND). Studiando la base molecolare per questo gruppo eterogeneo di malattie, si è evidenziato che questi metalli sono coinvolti nell'insorgenza e nella progressione di patologie che colpiscono la conformazione di specifiche proteine o che provocano stress ossidativo locale. Il ruolo apparentemente critico giocato dalla dissociazione per omeostasi dei metalli nelle ND rende la terapia di chelazione una opzione farmacologicamente interessante.
 
Comunque il metodo classico di chelazione, con forti chelanti, è risultata avere successo soltanto in quei rari casi dove l'elevata concentrazione di un metallo nel cervello è legata a specifici difetti nel metabolismo del metallo stesso. I metodi di chelazione con ligandi di media intensità, sembrano essere i più adatti per combattare le ND, anche se i loro benefici sono ancora messi in dubbio. Le prospettive per lo sviluppo di nuovi agenti efficaci contro le ND sono criticamente discussi.
 
Cosa e' la terapia chelante. La terapia di chelazione è il trattamento preferito per ridurre gli effetti tossici dei metalli. Le sostanze chelanti sono in grado di legarsi a ioni metallici tossici per formare strutture complesse che vengono rimosse dagli spazi intracellulari ed extracellulari diventando così facilmente eliminabili dal corpo. Il 2,3-dimercaptopropanolo (BAL) è stato a lungo il cardine della terapia di chelazione del piombo e nei casi di avvelenamento da arsenico, tuttavia i suoi effetti collaterali gravi hanno indotto i ricercatori a sviluppare analoghi meno tossici. I chelanti idrofili come l'acido meso-2 ,3-dimercaptosuccinico (DMSA) promuovono efficacemente l'escrezione renale del metallo, ma la loro capacità di accedere ai metalli intracellulari è debole. Le strategie più recenti per far fronte a questi inconvenienti sono la terapia di combinazione (uso di agenti chelanti strutturalmente differenti) o co-somministrazione di antiossidanti.
 
Intossicazione cronica da metalli pesanti: la terapia chelante e' efficace? Dagli studi emerge che la terapia chelante sia efficace solo nelle intossicazioni acute mentre in quelle croniche che sono causa di molte malattie neurodegenerative non lo sia. Infatti l' agente chelante CaNa2EDTA non può passare attraverso le membrane cellulari e perciò il suo uso è limitato alla rimozione degli ioni dei metalli dai loro complessi nel fluido extracellulare. Allo stesso modo il, DMSA anche se considerato più sicuro, condivide la limitazione della distribuzione extracellulare. Questo fatto rende il DMSA inefficace nei casi di avvelenamento da metalli (specialmente piombo ed arsenico) che avvengono a piccole dosi, lentamente, in maniera cronica, poiché i metalli raggiungono i compartimenti cellulari oltrepassando le barriere fisiologiche compresa la barriera ematoencefalica. Anche se il trattamento con DMSA e DMPS ha mostrato minore effetti nocivi, la perdita di metalli essenziali, in particolare di rame e zinco, può essere considerata come una delle limitazioni più importanti.

Ci sono rischi nella terapia chelante? Ci sono studi controversi ancora.Ci sono studi che affermano che i dosaggi della terapia chelante, come quella con edta, sono molto ridotti rispetto al passato e che quindi non ci sono rischi. Ci sono studi invece che confermano che i rischi sono associati al pericolo della deplezione degli oligoelementi essenziali nella terapia chelante classica. Con la terapia di CaNa2EDTA sono sostanziali, includenti blocchi renali, aritmie, tetania, ipocalcemia, ipotensione, depressione del midollo osseo, ritardo nella coagulazione sanguigna, convulsioni, arresto respiratorio, ecc. Anche se la nefrotossicità del CaNa2EDTA diminuisce dopo la cessazione della terapia, il superamento della massima dose quotidiana di 75 mg / kg può essere fatale. Gli altri effetti avversi possono includere fatica, mal di testa, febbre, congestione nasale, lacrimazione, lesioni mucocutanee, glicosuria, mialgia, complicazioni nei processi metabolici del fegato, aumento della frequenza urinaria, anomalie nel ECG e sintomi gastrointestinali. Il trattamento prolungato con CaNa2EDTA dà luogo a carenza di alcuni metalli essenziali, specialmente Zn, Cu e Mn. È stato riportato che l'integrazione di Zinco durante e dopo la chelazione può dare dei benefici. L'eliminazione dello Zinco può essere vista come un evento di teratogenicità del CaNa2EDTA.

Il test per l' intossicazione da metalli pesanti. Il Mineralogramma (è una analisi di laboratorio che si può effettuare su una piccola quantità di annessi cutanei (capelli, peli pubici, unghie). Tale metodica è considerata equivalente ad un esame bioptico (biopsia = prelievo di un tessuto corporeo) ed è utilizzata per la determinazio­ne dei livelli minerali intracellulari. Tutte le informazioni qui http://mineraltest.wordpress.com/2010/04/07/analisi-minerale-tissutale/

Fonte: http://mineraltest.wordpress.com/
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2922724/?tool=pubmed
(http://www.interscience.wiley.com).doi/
http://guide.supereva.it/
 

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